lunedì 15 settembre 2008

Di spezie e cornamuse

Cammino per le vie di una città che non ha un’anima… nemmeno qualche vago barlume che ricordi una qualche remota profondità dimenticata… nulla.
Le persone mi camminano accanto, mi incrociano, formano i loro gruppi che si addensano intorno alle solite inutilità che accendono il loro interesse… poi si sciolgono e proseguono il loro camminare, il loro stare fermi, il loro non esistere… sguardo vacuo, o affaccendato, o pieno di falsa sicurezza e nessuna meta, nessuno scopo, nessuna ragione.
Il cielo è grigio e minaccioso, colmo di nuvole nere e promettenti pioggia, lampi e tuoni, ed un forte vento decisamente freddino sbatte contro il viso, ricordandomi vagamente le terre del Nord, dove questo deve essere il “bel tempo”.
Stringo le braccia intorno alla pancia, per ripararmi un pochino dall’aria e mi rifugio in un piccolo bar, un art cafè che espone le opere di giovani artisti emergenti, spesso molto giovani e poco artisti, ma con una gran voglia di emergere. Quelle stesse persone, il più delle volte presuntuose, piene di sé e poco simpatiche, che ai tempi della scuola, al liceo artistico, non sopportavo per niente… senza, ovviamente, generalizzare troppo.
Appena entrata, un dolce tepore e le luci basse mi avvolgono piacevolmente, e mi lascio coccolare un poco dal calore. Poi ordino un infuso di spezie orientali e salgo la scala a chiocciola che porta alla solitaria e graziosa saletta del piano superiore, dove si trovano, appese ai muri di un bel colore arancio, le opere artistiche. Come sempre lancio una breve occhiata alle cornicette, convinta di trovare i soliti schizzi astratti o i disegni di qualche aspirante stilista, ma qualcosa di molto diverso cattura immediatamente la mia attenzione, mentre il cuore si riempie di aspettativa, curiosità e meraviglia. Foto e piccoli resoconti di un viaggio, nella Scozia del Nord… Oban, Edimburgo… le Isole Orcadi…
Quasi di corsa raggiungo l’ultimo tavolino in fondo alla saletta, nell’angolo – il mio posto preferito perché il più piccolo e riservato – per appendere la borsa alla sedia ed essere poi libera di incominciare, anche io, un piccolo viaggio…
incontro subito il campo di battaglia di Stirling… una distesa verde e oro sotto un cielo azzurro pieno di nuvole “sempre inquiete”… un campo immenso, “ora silenzioso”…
Urquhart Castle, sull’immobile e scuro lago di Loch Ness… e poi Oban, con le sue casette che danno sul porto ed un antico bosco che mi è un poco caro sebbene non l’abbia mai visto, ora deturpato da una specie di orribile colosseo rimasto incompiuto… e sempre Oban, ma nella sua costa verde, fredda, silenziosa tanto che appare come sospesa nel tempo… pare che attenda qualcosa… o forse è l’assenza del tempo stesso che fa fermare il respiro in un prolungato istante, facendo percepire l’eternità di quella terra immobile.
Ecco le Isole Orcadi con un mare dalla bellezza unica… la baia di Scapa Flow, dove “le onde lambiscono i resti delle navi affondate” e “il mare è illuminato da una luce nordica, argentea e quasi irreale”, come narra il fotografo che ha immortalato queste visioni.
…il campo della battaglia di Culloden, ad Inverness… la brughiera si spande in macchie verdi e ocra, coperta a tratti da tappeti d’erica porporina, “l’erica che colora di viola il piano come un tempo il sangue deve averlo imbevuto di rosso”.
Ma le parole che più carezzano l’anima sono quelle che descrivono la Scozia nel suo insieme, “perché si può uscire di casa e, dopo pochi metri, ritrovarsi indietro nel tempo, dimenticarsi tutto ciò che si è lasciati alle spalle, sentirsi parte di qualcosa di antico e profondo”.
Inebriata e lievemente malinconica – come pare sempre un po’ malinconica quella terra vasta, aspra e bellissima – torno al mio tavolino, dove l’infuso mi aspetta, odoroso e fumante…
Proprio sulla parete accanto a me guardo di nuovo la foto che per prima avevo contemplato, con gli occhi lucidi… la foto che, accompagnata dalle parole del viaggiatore, ho trattenuto nel cuore più d’ogni altra.
Eilean Donan Castle… immerso nel paesaggio dagli intensi contrasti… bellissimo.
Rileggo quelle parole, ancora una volta…
“Cammino sull’acqua mentre da qualche parte l’immancabile suonatore di cornamusa libera nell’aria la sua melodia. Questa è pura meraviglia, una fiaba da godere lontano da tutto e da tutti”…
…come deve essere respirare l’aria gelida, stretti nei propri abiti pesanti, al centro di un’esplosione di Natura indomabile, immensa, contemplando un castello antichissimo e sentendo giungere, nell’aria, il suono lontano di una cornamusa…?
Non credo che le parole possano servire… non farebbero che rompere l’indicibile magia e l’incanto senza fine…
Il profumo delle calde spezie risveglia le mie narici, mentre il fumo mi colorisce le guance e mi riporta, anche se non completamente, alla realtà attuale. Arancio, zenzero, cannella… deliziosi compagni di viaggio che mi scaldano dentro, come se perdendomi in quelle immagini fossi rimasta intorpidita dal freddo e dal vento furente…
Sgranocchio i biscottini alla cannella mentre lo sguardo continua a vagare intorno, profondamente commosso…
Anche io, come l’autore delle foto e degli scritti, sono tornata indietro nel tempo, dimenticando tutto ciò che mi ero lasciata alle spalle… e quel qualcosa di “antico e profondo” vibra ancora adesso. In uno scorcio di bellezza in mezzo al vuoto, ha trovato una luce e un dolce sospiro di vita.


Le citazioni che ho riportato sono di Clode, autore della piccola mostra fotografica sul suo viaggio in Scozia. La mostra è esposta all’Irene Art Cafè di Novara (Settembre 2008).

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