sabato 25 gennaio 2014

Ninna Nanna del Risveglio

Shhh… la Bambina dorme…
Nel centro della Grotta, la Bambina dorme…
La Bambina vestita di bianco dorme accanto al Focolare…

Sorride mentre dorme,
Gli occhi chiusi sono come petali di primula,
Le guance morbide sembrano boccioli di rosa,
Le labbra hanno il colore delle bacche novelle.

Shhh… nel centro della Grotta, la Bambina dorme…
La Bambina vestita di bianco dorme il sonno del lungo inverno...

Sorride mentre dorme,
È bella come un fior di croco,
Candida come una goccia di latte,
Pura come un fiocco di neve.

Shhh… La Bambina vestita di bianco,
dorme accanto al Focolare…

***

Un raggio di sole illumina la soglia della Grotta.
Lo stretto passaggio di terra umida freme di voluttà
e tanti piccoli bucaneve germogliano nell’ombra.
Sono come piccoli lumi bianchi
che dondolano e tintinnano la musica del Risveglio.
Sono come piccole luci bianche
che cantano ciò che nessuno può udire…
Nessuno, tranne la Bambina vestita di bianco
che dorme accanto al Focolare.

Dondolano e tintinnano i piccoli bucaneve
nel silenzio del sonno vibrano la loro musica
e illuminano lo stretto passaggio di terra umida.
Cantano ciò che nessuno può udire…
Nessuno, tranne la Bambina vestita di bianco,
Che lentamente apre gli occhi…

Il suo viso è luce che rischiara
Il suo sorriso un caldo raggio di sole.

***

La Bambina vestita di bianco è sveglia
E sorride…

Canta la musica del Risveglio e sveglia ciò che dorme.
Illumina la Grotta del suo splendido sorriso,
E chiunque la senta cantare, si desta…

***

Shhh… ascoltate il tintinnare dei piccoli bucaneve
Che germogliano nell’ombra…

Shhh… ascoltate la Bambina vestita di bianco,
Che sveglia ciò che dorme…

***

venerdì 24 gennaio 2014

Preghiera alla Fanciulla della Neve

Dolcissima Fanciulla di Neve, che regni nell'alto più alto della sacra Montagna di Ghiaccio,
guidami nella lunga e difficile scalata verso il tuo candido regno,
aiutami a non scivolare e a procedere forte e sicura, sorretta dai venti e dalla Fiducia.
Volgi i tuoi occhi azzurri verso di me, sorridi nel mio cuore e riempilo sempre di più dell'Amore che fa vivere e gioire come delle Bambine Bianche…
Come le tue divine Figlie alle quali hai donato un candido lembo del tuo abito perché volassero leggere e felici nei tuoi alti regni di luce e gioia infinite.
Rendimi Bambina, rendimi Bianca, lavami e strofinami finché non comincerò a brillare,
come una stellina che torna a far parte del tuo cielo incantato,
come un candido fiocco di neve che prova la più grande delle gioie nel solo posarsi sul tuo volto, sulle tue mani, sul manto bianco che circonda il tuo regno di ghiaccio e neve.

Amata Signora dell'Inverno, che scintilli nelle tue vesti ricamate di brina, abbracciami,
tienimi stretta al tuo cuore e riempi sempre di più il mio,
così che diventi una stella luminosa e che io possa vedere e vivere ancora più intensamente la bellezza che mi circonda, per la tua presenza in me, nei miei occhi e nella mia anima.

Bianca Stella di Ghiaccio che illumini la vetta della Montagna, guida sempre i miei passi
e richiamami a volgere lo sguardo a te ogni volta che qualcosa di immeritevole mi distrae, facendomi vagare in un labirinto che a nulla porta, se non a perdersi e a dimenticare…

Perché solo a Te voglio giungere, fino al tuo Regno Bianco,
per addormentarmi avvolta nel tuo abbraccio e Risvegliarmi nell'estasi della tua Luce.
 

lunedì 30 settembre 2013

La Conca dei Sogni

Questo brano risale a diversi anni fa e fa parte di un mio vecchio diario.

Scosto i bassi rami di un salice, oltre i quali si nasconde una segreta conca naturale, scavata nella roccia e dalla forma rotonda, levigata, morbida. L’acqua che sgorga al suo interno, limpida e gelata, brilla di riflessi verdi, per via del tenero muschio che la ricopre, e immergendovi le mani mi dona sollievo dal calore della giornata. La frescura si estende in tutto il corpo e una folata d’aria fresca mi investe il volto, liberandolo dalla malinconia e spazzando via i resti di vecchie ombre.
Senza pensare a nulla ascolto le sensazioni che l’acqua mi trasmette attraverso i palmi distesi e lascio che compia la sua antica e meravigliosa magia. I suoi influssi sottili lavano, purificano e guariscono tutto il mio Essere, in profondità, rigenerando il corpo e colmandolo di nuova energia pura, viva, vibrante.
Il mio intento profondo si intreccia alla magia del liquido cristallino e ne crea un legame di Armonia e di Amore, mentre le mie labbra sussurrano parole e suoni gentili, adatti alla natura delle acque calme, che sgorgano dalle alte sorgenti montane.
Lentamente un senso di benessere si propaga dentro di me, avvolgendomi tutta in un abbraccio fresco e amorevole, mentre la voce gorgogliante dell’acqua continua a mormorare il suo incanto.
Poso lo sguardo sulla superficie lievemente increspata.
Posso scorgere i lineamenti indistinti del mio viso che ondeggiano appena. L’acqua ne ha catturato l’essenza e ora mi parla di lei….

L’immagine che io ti mostro è ciò che tu sei, qui e ora. Ma i tuoi occhi sono la chiave che apre a Vie sconosciute. Attraverso di essi, giù, nell’intimo segreto, si nasconde la vera realtà.
Chi sei tu? Cosa c’è oltre la tua immagine?

Lentamente il riflesso sfuma dalla superficie e solo gli occhi rimangono impressi nell’acqua, luminosi e pieni di sogni nascosti. In essi leggo e percepisco l’eco lontana di mondi dimenticati, attraversati da nebbie rosate e sparsi di verdi colline coperte di boschi, in cui si possono udire i canti delle fate e delle altre creature della Grande Madre. Qui gli animali non hanno paura di avvicinarsi e le grandi farfalle si posano maestose sulle dita protese ad accoglierle; crescono erbe dai magici poteri e la Natura comunica con coloro che la sanno ascoltare attraverso il movimento delle nuvole e dei venti, la pioggia e le tempeste, il canto delle foglie e il tremore della terra, il sussurro notturno e la voce delle maree. Vi sono templi naturali, illuminati da un sacro fuoco che crepita perenne, e cerchi di betulle abitati da luminose Essenze colorate, simili alle lucciole, che donano Fortuna a coloro che Amano e le trattano con rispetto. Tutto ciò che minaccia il luogo sacro è abilmente allontanato, anche a costo di perdere la Vita, e la Morte è accolta come un importante passaggio trasformativo, che libera dal corpo stanco e insegna l’eterno ciclo della Ruota d’Argento.
Tra le fresche ombre degli alberi secolari, che crescono nel luogo magico, riesco a scorgere gli stessi occhi che si specchiano nella conca d’acqua. Lasciano trasparire una profonda saggezza, una conoscenza che esiste solamente laddove la Grande Madre si è mostrata in tutta la Sua grandezza, e racchiudono ogni piccola parte di quel mondo intriso di Armonia. In essi vi è la realizzazione della mia Essenza divina. Il traguardo che di vita in vita si avvicina sempre di più, e al quale io rivolgo il mio desiderio, ora come sempre. 

“Il tuo intento ti condurrà nel luogo che la tua Anima desidera, perché suo specchio e sua espressione. Ella è naturalmente attratta da ciò che le somiglia e gli indizi che troverai saranno piccoli assaggi della magia che un giorno sarà rivelata.
Le sue forme sono i sogni partoriti dal tuo ventre. La tua Gioia è il frutto nascosto che cresce sui bassi rami dei meli. Più la assaggerai, più Ella ti nutrirà.”

L’acqua gorgoglia le sue parole incantate lasciandole fluire languidamente nelle profondità di me stessa, e di nuovo mi chiede chi sono…

Sono colei che cerca la Fonte. Sono la scintilla che cerca il suo Fuoco. Sono il raggio d’argento che cerca la Luna. Sono la figlia che cerca la Madre. Sono la Fanciulla che cerca se stessa nel centro radioso del bosco segreto. L’istante in cui ritroverò tutto questo nel mio intimo profondo sarò l’Essere completo, e conoscerò la Verità.”

La consapevolezza di un istante lascia il suo dono prezioso e custodendolo nel cuore ringrazio l’acqua per la sua magia.
Sollevo lo sguardo al cielo e riesco a scorgere, al di sopra del fogliame scurito dalla sera, lo spicchio di Luna. Simile ad una culla luminosa, sembra che dondoli dolcemente lo spirito delle sue creature, mentre i loro corpi dormono profondamente sulla Terra.
Attende che i loro veri occhi si aprano e riescano a vederla.
Allora più nulla li separerà da Lei.

 

Testo di Viola di Nebbia, ogni riproduzione è vietata senza il permesso dell’autrice e senza citare la fonte.

domenica 29 settembre 2013

La Tredicesima Luna

La Dodicesima Luna si sta oscurando, procede svelta verso il termine del suo armonioso ciclo, e presto sarà sostituita da una nuova Luna, rara e preziosa quanto magica e potente: la Tredicesima Luna.
Questa Luna si manifesta raramente, eppure quando compare all’interno del ciclo annuale, la magia che porta con sé è grande.
Chi veglia durante la Tredicesima Luna? Chi Fila i suoi raggi d’argento?
Nella tradizione fiabesca colei che magicamente la incarna è misteriosa Tredicesima Fata di Rosaspina.
La Fata che non viene mai invitata alle feste e ai banchetti. La Fata vestita di nero. La Fata Segreta, la Fata Oscura, la Fata nascosta, sconosciuta, misteriosa, spesso invisibile eppure sempre presente.
La Fata della Notte, la Fata Velata di Nebbia e di Buio, la Fata Filatrice.
La Fata che, quando compare, porta alla Morte colei che da lei è stata prescelta, perché è la Fata che insegna i misteri del sacro Filare, che offre il Fuso e conduce ad un’Iniziazione che passa attraverso la Morte.
Lei è la Fata della Morte, e la Fata della più lucente Rinascita.
Come lei, la Tredicesima Luna porterà un nuovo giro della grande ruota, e condurrà tra i mondi, in modo più intenso di quanto non accada al termine di ogni ciclo.
E l’oscurità da cui nasce porterà all’abbagliante risplendere della sua luce.
I suoi influssi saranno profondi e potenti, e durante il suo ciclico mutare potremmo imparare molte cose.
Porterà la Morte in molte sue forme sottili e interiori, e porterà ad altrettanti Risvegli nella pienezza della sua comprensione.

Lei è fra tutte le Lune, Colei che nel cielo porta il Velo del Mistero. Colei che Vela e Svela, che Uccide e Risveglia.
Siamo pronte ad accostarci al suo arcolaio, e a toccare, con un solo dito, il suo Fuso pungente?


Per onorarla, occorre forse offrire la propria mano, aprendosi a tutto ciò che lei vorrà mostrare, svelare, donare. Senza temere la Morte nelle sue simboliche forme, ma abbracciandola come generosa maestra.
Accogliere il Cambiamento, seguire l’inarrestabile fluire, lasciarsi condurre ovunque lei voglia,
e abbandonarsi fra le sue braccia, come fanciulle che con passo sicuro e piene di fiducia vanno incontro al loro Destino.
Il Destino che una Tredicesima Fata predisse il giorno della loro Nascita.

lunedì 16 settembre 2013

Tempo d'Autunno...

Arriva l’autunno…. il suo profumo è nell’aria, e la sua presenza si percepisce nell’ingiallirsi delle foglie, nel maturare dell’ultimo grande raccolto, nei primi brividi di freddo, nella coperta pesante sotto la quale scaldarsi e addormentarsi piene di sogni, di tepore e delle fusa dei gatti…
Arriva l’autunno, e con esso giunge l’istinto di rintanarsi, coprirsi, nascondersi, cercarsi nelle profondità di noi stesse, allontanarsi dal mondo comune e rifugiarsi nell’incantato mondo interiore… si accende il fuoco, si scalda una teiera di tè speziato, ci si avvolge nel maglione preferito – anche se ormai consumato, con i fili tirati e i colori sbiaditi – e nella calda e dolce luce delle candele.
Arriva l’autunno, e le porte del Viaggio si aprono… giunge il Tempo del Sogno, calano le Nebbie che nascondono i reami segreti oltre il loro velo impenetrabile, e arriva implacabile il momento di lasciar andare il vecchio, preparandosi ad accogliere il nuovo…
Non subito però… questo è il tempo del Riposo e del Sonno, è il tempo del Passaggio, del Cambiamento… della prima vera Discesa in luoghi sconosciuti, percorsi eppure sempre ignoti.
In questo tempo tutto Cambia, tutto Muta, tutto può apparire diverso da com’è in verità, e la verità stessa si rivela oltre l’apparenza.

Quest’anno sento solo il bisogno di chiudermi al mondo. Di ascoltare, osservare, rimettere in ordine i pensieri, di trattenere, ricevere, sentire… e ritrovare. Ho alcune piccole ferite da curare nel silenzio e nella solitudine.
Sento il bisogno di non esporre nulla, di non dare, di non mostrare.
Riposo e Sogno… Tepore, luci soffuse, una tana, calda e tenuamente illuminata dal fuoco… dalla cui soglia osservare le foglie che cadono, l’oro e il rosso del crepuscolo, la falce di Luna.
Solo questo, per guarire qualche malinconia e ritrovare quella presenza, quel centro pulsante di vita, armonia e gioia, che è nascosto nel punto più profondo di se stesse… e che se ritrovato può allontanare qualsiasi pensiero, e chiudere gli occhi al vuoto per riaprirli sulla dolce armonia del cuore.

Mi sento una foglia d’autunno, che staccata dal suo ramo cade leggera, ondeggiando nell’aria fresca, e viene accolta dall’amorevole abbraccio della madre terra, o un germoglio delicato, che decide di non emergere per rimanere nascosto nelle profondità del suolo. Protetto dall’ombra e dal silenzio.

venerdì 17 maggio 2013

Il nuovo Tempo

Fino a quel giorno avevamo vissuto in pace. Noi donne, sorelle di sangue e di spirito.
E avevano vissuto in pace i nostri uomini, legati a noi da vincoli di parentela e di amore, eppure liberi, così come libere eravamo noi, che con cura e dedizione mantenevamo l’armonia e l’equilibrio nei nostri clan.
Fino a quel giorno, le ore, i giorni, gli interi cicli stagionali, erano trascorsi nella gioia e nella condivisione. I nostri uomini passavano molto tempo in mare, nelle lunghe imbarcazioni a forma di mezzaluna. Pescavano per noi, e noi coltivavamo la madre terra con i semi che Lei ci aveva donato all’inizio dei tempi, quando in forma di Donna Antica era giunta dalle acque salmastre con le mani colme di piccoli granelli scuri.

Figlie mie, donate alla Terra questa sacra semenza, dissetatela con la sacra acqua e lasciate che il sacro Sole la scaldi, e che la sacra Luna, vostra Madre e Sorella, regoli il suo germogliare.
Da questi sacri grani verrà il vostro nutrimento.”

Così, avevamo fatto ciò che la Donna Antica aveva detto, e in pochi cicli lunari le foglie verdi si erano innalzate dalla terra, e frutti, verdura, grano ed erbe mediche erano maturate al Sole e alla Luna.
Fino a quel giorno avevamo svolto i nostri rituali segreti nelle capanne di terra e acqua. Avevamo acceso i fuochi, danzato nude sotto la luna, ci eravamo bagnate nel mare, recandogli Doni per ciò che lui donava a noi. Avevamo celebrato il sangue e la nascita, l’amore e la morte. Avevamo cantato per la Luna, osservato il cammino delle stelle. Avevamo misurato e innalzato pietre, avevamo cotto il pane e preparato sacchetti di medicina.
Avevamo amato i nostri uomini, che ci amavano e ci accarezzavano la pelle con baci e fiori. Avevamo amato i nostri figli che come fiori erano sbocciati dal nostro grembo fecondo, pieno come la Luna, nostra Madre e Sorella.
Fino a quel giorno avevamo gioito. Gioito pienamente della Vita.

E poi giunsero loro.
Le Anziane lo avevano predetto. Un’ombra scura aveva attraversato il loro sguardo, la loro fronte si era corrugata e il loro cuore aveva tremato. Leggendo nel fumo e nelle braci, le Anziane avevano capito che il mondo sarebbe cambiato, e che il Tempo era giunto.
Quel giorno li vedemmo apparire sulla linea luminosa che divide l’oceano dal cielo. Cupi e neri come demoni terribili, spegnevano con il loro avvicinarsi la luce che fino ad allora aveva vegliato sulle nostre fronti scurite dal Sole.
Parevano lontani, eppure per quanto tempo ci misero a raggiungere la riva, a noi non sembrò che un istante.
Ormeggiarono quelle navi grandi e spaventose e si buttarono sulle sacre spiagge, urlando e ridendo in un modo che ci sembrò subito diverso dal modo di urlare e ridere che avevamo noi. Non c’era luce nelle loro risa, ma solo foga e volgarità. Non c’era grazia selvaggia nelle loro urla, ma solo orrore e ferocia.

I primi giorni che trascorsero sull’Isola rimasero vicini alle loro imbarcazioni, e qualcuna di noi, spinta da una vana, quanto bramosa, speranza, disse che non ne avremmo avuto male, che presto sarebbero ripartiti e che tutto sarebbe tornato alla normalità. Che, forse, le Anziane avevano sbagliato.
Ma nemmeno loro credevano alle loro parole. Le Anziane non sbagliavano mai.
Così il Tempo giunse. E noi conoscemmo ciò che non avevamo mai conosciuto.
La nostra terra cominciò ad essere sfruttata, i nostri corpi di Donne belle e sacre vennero profanati, i nostri uomini vennero costretti a lavorare per i loro padroni. Loro, che non avevano mai saputo cosa fosse un padrone.
Si diffusero malattie delle quali non avevamo mai conosciuto l’esistenza, e per le quali non avevamo alcuna medicina. L’ombra viveva davanti al nostro sguardo, e i nostri occhi conobbero la rovina e la disperazione.
Peggio delle malattie che quegli uomini riversarono su di noi e sulla nostra sacra terra, vi era un sentimento oscuro e furente che cresceva nei nostri cuori, e che nessuna di noi aveva mai conosciuto. Un sentimento che ci scavava dentro e che non sapevamo come guarire.
Così alcune di noi parlarono alle Anziane e innalzarono preghiere alla Donna Antica per chiederle aiuto.

Anziane Madri, diteci, cos’è questa tenebra oscura che ci cresce dentro? Cosa ci divora nel cuore e ci rende cupe e accigliate?
Abbiamo udito gli invasori nominare l’odio.
E’ forse questo il nome con cui viene chiamata la tenebra nel loro mondo di distruzione?
Eppure, come possiamo non nutrire la tenebra davanti ai loro sacrilegi?
Come possiamo non cedere alla sua oscurità quando penetrano i nostri corpi con furia e violenza?
Come possiamo non desiderarla quando penetrano i corpi delle nostre figlie e delle nostre madri,
quando distruggono i nostri altari e bruciano le nostre case?

Come possiamo non assecondarla quando rubano i nostri uomini e li portano a lavorare e morire nei buchi che loro hanno scavato nella sacra terra, per rubarle i suoi tesori?

Le Anziane stavano sedute in cerchio, nel silenzio. Era la prima volta che non ci sorridevano rassicuranti, donandoci con amore la risposta alle nostre domande.
Ci guardarono… ma rimasero in silenzio.


Non posso continuare a scrivere, perché anche io sto attendendo la loro risposta.
Una risposta che non conosco, e che se loro hanno ricevuto, io non ho udito.
Ma posso sperare che la Donna Antica abbia parlato. E che parli anche a noi, che aspettiamo di udire la sua Voce.

Spero di non aver mancato di rispetto a nessuna, scrivendo questo breve testo.
Non è mia intenzione rubare una tradizione che non mi appartiene, e se ho composto questo testo è solo perché ho voluto trascrivere, parola per parola, il racconto che la mia mente mi ha suggerito.
Forse, dopotutto, questa tradizione appartiene a tutte le Donne, in tutto il mondo. Senza alcuna eccezione.

Non voglio meriti non miei. Il testo è interamente ispirato da “Le Figlie della Donna di Rame” di Anne Cameron e dalle ricerche di Heide Goettner-Abendroth inerenti in particolare alle invasioni dei bianchi sulle terre lontane dell’America e del Canada.
Ogni Donna dallo spirito antico è uguale a quelle terre, ovunque lei sia, ovunque sia nata o nascerà.
Noi tutte siamo terra devastata che attende una Risposta e la Guarigione, che solo dentro di noi possiamo coltivare.

Se l’ispirazione mi suggerirà una risposta, proverò a scriverla nel momento in cui verrà.
Sino a quel momento, ognuna di noi può provare a chiedere aiuto alla Donna Antica e alle Antenate, cercando la loro risposta nel fremito delle foglie, nell’ululare dei venti, nella luce della Luna, nostra Madre e Sorella.

***

Questo brano mi appartiene, ma appartiene ad ogni donna che lo senta suo. Se volete condividerlo, fatelo, ma scrivete il mio nome, perchè se è vero che ogni testo appartiene a chi l’ha partorito, allora è giusto che in tal modo sia ricordato.

lunedì 15 aprile 2013

Il Riflesso perduto

Spesso mi ritrovo a cercare il mio riflesso dove prima lo trovavo sempre… mi bastava aprire un libro, leggere due righe, e ritrovarmi, piena di nuova forza, di entusiasmo, di gioia ed equilibrio interiore. Ma ora lo Specchio nel quale mi riflettevo e nel quale ritrovavo il mio vero volto, il mio vero cuore, la mia vera anima, è offuscato, opaco… a volte è completamente avvolto da un pesante velo, il velo che cela il sacro agli occhi del profano, il velo che richiede d’essere sollevato da chi desidera più di ogni altra cosa guardarvi oltre, per ritrovare quello Specchio… e riflettersi.
Mi sento come l’antica Amaterasu, chiusa nella sua grotta buia, ma per me nessuna danza richiama il riso delle mille moltitudini di Déi, che incuriosisce la Dea e la spinge ad affacciarsi dall’antro, per me nessuno Specchio attende al suo ingresso, per riflettere la luce del sole di cui è fatta Lei, perché finalmente si riconosca e riporti la Luce nel mondo…
Sono solo una donna, con molti difetti, e di sicuro non sono degna di tanta Fortuna…
O invece forse sì… forse ognuna che Cerca e si merita un po’ di Fortuna, è attesa dallo Specchio sulla soglia della grotta…
Io ho bisogno di crederlo, per ritrovare una scintilla di quella speranza che anni fa riempiva la mia vita e rendeva i miei occhi pieni della visione del magico, per cui tutto era magico intorno a me, tutto era divino, e io partecipavo di quella magia e di quella gioia che tali visioni profonde mi donavano.
Non è così buia la mia grotta, direi che è immersa in una tiepida penombra, e ci sto ragionevolmente bene… molte donne ci vivono tutta la vita, provando forse un debole senso di mancanza per cui anche le fortune più grandi non le soddisfano mai completamente…
Ma chi ha provato, almeno in piccola parte, a vivere completa, non potrebbe mai e poi mai accontentarsi di una vita simile… E l’unica cosa che sento è che mi manca lo Specchio, perché è talmente essenziale alla mia anima che senza di esso non posso vivere veramente.
Qualche volta un istante di limpidezza e luminosità rianima lo Specchio, e riesco per pochi momenti ad abbeverarmi in quel raggio di luce, ma ci vorrà ancora molto tempo prima che la limpidezza e la luminosità permarranno stabili, e la sorgente a cui mi abbeveravo sempre torni a sgorgare libera e copiosa.
Per adesso vivo nella penombra. E il ricordo dell’entusiasmo che mi animava prima, e della visione del magico che mi accompagnava sempre, mi si scioglie nel cuore e mi riempie di una nostalgia che non è più solo quella del tempo antico, ma anche quella del mio tempo antico.
Un tempo che non posso far altro che continuare a cercare, sperando di trovare la chiave per accedervi di nuovo, la chiave per aprire la porta della grotta, sollevare il velo dallo Specchio, e finalmente, finalmente riflettermi di nuovo, lasciandomi invadere dall’onda infinita e travolgente dell’acqua della vita, che disseterà la mia anima come sacro nettare fatto di luce e di acqua, di colori e di gioia. Ancora una volta.
Desidero davvero, più di ogni altra cosa, ritrovare quel riflesso, e non lasciarlo andare mai più… mai più, per sempre.

mercoledì 3 aprile 2013

Coralità

Unico e comune è il mondo per coloro che son desti, mentre nel sonno ciascuno si rinchiude in un mondo suo proprio particolare.” (Eraclito)

E si potrebbe aggiungere: “Unica e comune è la verità per coloro che son desti, mentre nel sonno ciascuno si rinchiude in una verità sua propria particolare.”
Ci fu un tempo in cui il mondo e la verità erano gli stessi per tutte… il Tempo delle Antenate, dell’Oro e dell’Argento… un Tempo in cui nessuna cercava di adattare la verità al proprio modo d’essere, nessuna pretendeva che la verità fosse la sua propria, ma ognuna conosceva la verità nel proprio Essere, sapeva che era la stessa di tutte le Sorelle, la proteggeva e la tramandava, così come andava fatto.
Ora quel tempo è finito, e ognuna cerca la sua verità, perdendosi nel labirinto dei personalismi, e proclamando l’unicità del singolo invece di scavare nella terra e nel cammino delle Antenate per cercare la verità antica che tutte univa, e che tutte può ancora unire.
Ma verrà il giorno in cui ognuna si renderà conto che la verità è uguale per tutte, da sempre e per sempre, e a prescindere dal modo in cui perverrà a questa consapevolezza, ognuna Saprà.
In quel giorno lontano, tutte ci ritroveremo e ci riuniremo in perfetta coralità e sorellanza.
In quel giorno lontano tutte Condivideremo la stessa Verità, e ovunque siamo, vicine o lontane, o in qualunque tempo siamo nate e nasceremo, ritroveremo quel magico Filo dorato che riunisce tutte le Donne sapienti del passato, del presente e del futuro.
Da sempre e per sempre.

venerdì 22 marzo 2013

Il Cacciatore e la Preda

“Il sole tramonterà fra poco” disse Iris, osservando gli ultimi raggi che calavano oltre Monte Antico e riparandosi gli occhi dall’intensa luce dorata, “prepariamoci a rientrare, sarà una notte fredda e dobbiamo ancora accendere il fuoco.”
Catrina si sollevò dall’erba, stiracchiandosi come una gattina con provocante e giocosa sensualità.
“Hai ragione…” sorrise maliziosa, “ho proprio voglia di sdraiarmi davanti al caminetto e di farmi accarezzare la pelle nuda dal languido calore delle fiamme… a volte riesce ad insinuarsi in posti davvero impensabili…”. Guardò intensamente Aurora e subito scoppiò a ridere davanti allo sguardo un po’ imbarazzato della fanciulla, che percependo l’intensa carica erotica di quella donna un po’ sfacciata, aveva sentito un’ondata di calore salire dalle sue parti intime, ed era visibilmente arrossita.
Catrina le passò accanto accarezzandole i capelli, e si diresse ancheggiando verso la porta della Casa delle Donne.
Iris riuscì a stento a trattenere il riso, e visto che voleva evitare di mettere ancora più in imbarazzo la timida Aurora, sorrise e, con fare sconsolato, scosse la testa. “Non farci caso… lei… è fatta così.” Poi si alzò e porse la mano ad Aurora, che l’afferrò e si alzò a sua volta.
I bassi raggi di sole avevano avvolto tutta la radura verde, e i botton d’oro sembravano brillare come piccole lampade fatate, pronte ad accogliere sogni e desideri notturni, e a restituirli alle prime luci del mattino.
Mentre le due ragazze si avvicinavano alla Casa, la bella Elsbet le raggiunse. I suoi capelli neri si agitavano nella brezza fresca e su un braccio reggeva un cesto pieno di bacche ed erbe raccolte nel bosco.
“Vuoi assaggiare?”, chiese ad Aurora, “sono i doni del bosco, e probabilmente non hai mai mangiato frutti così dolci!”. Sorrise, e la fanciulla vide riflettersi in quel caldo sorriso tutto l’amore e la luminosità del sole.
Mentre le tre donne, parlando amabilmente, stavano per rientrare, d’un tratto Elsbet si fermò e con uno scatto improvviso si voltò indietro. Il suo sguardo si era accigliato profondamente, mentre tendeva l’orecchio per afferrare qualsiasi rumore e annusava l’aria in direzione del Sentiero Nascosto.
Aurora guardò Iris con sguardo interrogativo, ma quando si girò di nuovo verso Elsbet fece solo in tempo a scorgere la coda di un grande lupo nero che, a grandi balzi, spariva nel folto del bosco.
Dalla bassa valle abitata, due uomini in giaccone di pelle salivano a piedi lungo la strada sterrata. Dietro la schiena portavano due grandi fucili tirati a lucido e tutto l’occorrente per scuoiare le loro prede.
“Certo che è proprio una bella serata per la caccia. L’aria è limpida e la visuale è nitida. L’ho sempre detto che colpire gli animali al buio, quando meno se l’aspettano, è la cosa migliore, così risparmiamo anche la fatica di doverli seguire!”
“Ben detto amico mio, vedrai che non torneremo a mani vuote. Oggi al bar del villaggio ho sentito dire che nella pineta vicino al Lago Verde c’è una bella colonia di cervi, e che le femmine sono in calore… Se siamo fortunati non si accorgeranno nemmeno della nostra presenza.”
“Una bella cerva in calore me la porterei a casa volentieri”, rise volgarmente il primo, “anche se al momento preferirei la biondina che serve ai tavoli della vecchia trattoria… l’hai notata? Tutta gentile e carina, con quel faccino pulito e sorridente… secondo me è una bella verginella e non ha ancora assaggiato i piaceri che solo dei veri uomini come noi potrebbero dare ad una donna…”, l’uomo gonfiò il petto, tronfio di sé stesso, mentre avvertiva fra le gambe una debole eccitazione.
“Certo che l’ho notata”, rise con una smorfia smaniosa il secondo, “vuoi che non abbia visto come si muove sinuosa fra i tavoli, mentre fa il suo lavoro e ci serve da bere? Secondo me lo vuole, solo che non ha il coraggio di chiederlo… e io glielo darei proprio volentieri. Ti dico la verità, me la scoperei sul bancone… Anche se non lo danno a vedere, a quelle come lei piace essere prese così, con violenza… godono come delle capre!”
I due uomini risero sguaiatamente, mentre, entrambi visibilmente eccitati, presero a salire lungo il Sentiero Nascosto, che conduceva al Lago Verde e alle Radure Alte.
Nessuno dei due aveva notato i due grandi occhi gialli che, tra le fronde basse della pineta che costeggiava la stradina, li osservavano immobili.
“A proposito di femmine… ho sentito dire che da queste parti, nessuno sa dove esattamente, ogni tanto se ne veda qualcuna passeggiare di notte, quando c’è la luna. Chissà che non ci capiti di incontrarne un paio per concludere la serata in bellezza”.
“Tutte sole nel bosco, di notte? E non hanno paura del lupo cattivo?”, ammiccò il primo uomo, “Potrebbero solo essere felici e grate di incontrare dei maschi prestanti come noi… E poi quelle un po’ selvatiche sono le mie preferite, hanno sempre bisogno di imparare le buone maniere… e io gliele insegnerei volentieri, vedi come urlerebbero di gio…”. L’uomo non riuscì a finire la frase, il fiato gli morì in gola. L’ultima cosa che era riuscito a vedere erano gli occhi gialli e le enormi fauci spalancate di un grosso lupo nero.
Il secondo uomo, in preda al terrore, cercò di imbracciare il fucile, ma un tremore violento gli fece scivolare l’arma dalle mani, e in meno di un istante il lupo gli fu addosso. Le zanne appuntite si richiusero sulla sua gola e un fiotto di sangue caldo e denso sprizzò dalla giugulare recisa di netto, mentre lui soffocava gorgogliando nel suo stesso sangue con gli occhi sbarrati e increduli.
Il lupo mollò la presa e col muso spinse giù dal sentiero i due corpi agonizzanti, che si schiantarono più volte sulle rocce sottostanti, fino a rotolare sul fondo di una conca sterile e deserta.
Sul versante opposto della montagna, due enormi gipeti avevano osservato la scena con crescente interesse. La femmina si sporse dal nido, per individuare dove fossero caduti i due corpi inermi, e dispiegando le grandi ali si gettò sulle prede, subito seguita dal maschio. Nel loro volo solenne, i due rapaci si voltarono per un attimo verso il lupo, che li osservava dal margine del sentiero, e chinando il capo gli mostrarono riconoscenza. Tutta quella carne e quelle ossa fresche avrebbero sfamato loro, i piccoli nel nido, e altri rapaci della valle circostante, e dei due uomini non sarebbe rimasta alcuna traccia.

Il sole era calato oltre Monte Antico, e Aurora guardava con insistenza verso il Sentiero Nascosto, nel folto del bosco. Al crepuscolo scorse in lontananza un’ombra chiara, che, illuminata dagli ultimi riverberi di luce, camminava con passo sicuro ed elegante verso la Casa delle Donne. Subito intuì la figura di Elsbet, ma non appena la donna fu abbastanza vicina, vide che era tutta sporca di sangue. Il viso, la bocca, i seni e le braccia erano macchiati di rosso, e se in una circostanza diversa la fanciulla avrebbe provato paura e repulsione di fronte a una visione simile, in quel momento riconobbe soltanto la Donna Dipinta di Rosso che le veniva incontro, una cacciatrice selvaggia avvolta da un'aura potente che per quanto fosse inquietante e terribile, era profondamente armoniosa, naturale, forse addirittura divina.
Iris si avvicinò ad Aurora, che attendeva sulla porta della Casa, e quando Elsbet le raggiunse, la guardò con amore. “Siamo al sicuro?”
“Adesso sì.”
“E tu stai bene?”
Elsbet sorrise, radiosa come sempre.
“Mai stata meglio.”

 

Testo di Viola di Nebbia. Vietata la riproduzione anche parziale senza il permesso scritto dell’autrice.

lunedì 10 settembre 2012

Sorellanza

In una Sorellanza, l’Amore che le Sorelle provano le une per le altre
è talmente alto che raggiunge il Sole, la Luna e tutte le Stelle del Cielo.
Beate Coloro che lo troveranno, che lo proveranno e che come una fiamma ardente lo manterranno acceso.
Beate Coloro che vivranno di tale Amore e che tramite esso si riuniranno nel corpo luminoso della Grande Madre.
Tristi e povere saranno coloro che lo rifiuteranno, che lo negheranno e che getteranno fango sulla sua Luce Intoccabile.

mercoledì 15 agosto 2012

Ogni ora sia un'ora di Gioia!

In primavera le corolle dei fiori, la luna d’autunno, d’estate la brezza che ristora, d’inverno la neve. Ho forse bisogno di altro? Ogni ora sia un’ora di gioia. (Buddha)”

Dalla mia casina in mezzo al verde, ogni giorno è un giorno di Gioia…
Osservando la Natura non posso che scriverne la magia che ammanta ogni cosa…
E ancora…

In primavera il colore tenue dell’alba che stende la sua rugiada sull’erba novella,
il tepore dei raggi del sole, il manto fiorito che colora i boschi,
il silenzio della prima rosea luce, il canto del risveglio nella brezza profumata
il timido mostrarsi degli animali nascosti… la magia della rinascita di tutta la Natura.
In estate il ronzare dorato delle api melisse,
il maturare dolce dei frutti succosi, il vociare rauco delle cicale innamorate,
i raggi di sole sull’oro dei campi… le spighe dei cereali fra i papaveri scarlatti,
Le farfalle come fiori dalle ali multicolori… la magia del maturare di tutta la Natura.
In autunno lo scricchiolare vivace delle foglie,
il rame che tinge il fogliame pronto a cadere,
il profumo umido dei funghi che crescono nei fossi,
le prime nebbie bianche che velano l’orizzonte, nascondendo il passato e velando il futuro…
Il tepore del primo fuoco nel camino, l’odore di fumo delle dolci caldarroste,
Le porte che si aprono sul mondo dell’ignoto… la magia del declinare di tutta la Natura.
E d’inverno…
D’inverno la brina che ricama ogni ramo, il silenzio degli animali, al caldo rannicchiati,
La neve che lieve ammanta ogni cosa, il bianco assoluto che attutisce ogni rumore…
Gli abeti che vegliano sul bosco addormentato, le luci delle fiamme che festeggiano il Solstizio,
le impronte dei cervi e dei cinghiali intraprendenti… la magia del sonno di tutta la Natura.

Ho forse bisogno d’altro? Ogni ora sia un’ora di Gioia!

lunedì 23 luglio 2012

Beth

Che io possa essere come te, Bianca Betulla che vegli sui confini fra i mondi…
con le libere chiome frondose scosse dal vento selvaggio,
con i rami piegati e sferzati dalla pioggia scrosciante,
con la candida corteccia illuminata dal bagliore accecante dei fulmini,
con il fusto che trema per ogni rombo di tuono,
stagliata come emanante luce propria contro il cielo plumbeo e minaccioso…
eppure ancorata saldamente alla Madre Terra,
che pure scorre in ogni tua venatura, in ogni tua foglia, in ogni radice.

Possa io essere come te, Bianca Betulla che vegli sui confini fra i mondi…
che pur piegandoti alla furia della tempesta che strappa le chiome, spezza i rami e graffia la corteccia,
mai cedi alla sua potenza, perchè nulla può strapparti ciò che sei…

…ed è nel cielo plumbeo e minaccioso che la tua propria luce si staglia più che mai,
fiera, maestosa… magnifica.

giovedì 28 giugno 2012

L'antica Luce delle Stelle

La notte scende lieve, annunciata dalla prima stella…
La Luna stende i suoi raggi d’avorio a guidare l’anima delle sue figlie verso la segreta grotta oltre il fiume d’argento, ove si nasconde il mistero del loro Destino…
Le stelle sono Maestre nel Cammino notturno, lungo la Via tracciata dalla loro Luce…
Eppure contemplando le stelle ciò che si guarda è la luce del passato… ogni stella che brilla nel cielo potrebbe non esistere più da moltissimi secoli…
Ogni stella che brilla nel cielo è il ricordo della Luce antica…
Così le Fanciulle che leggono i Segni nel cielo notturno, leggono le Vie del Passato e si lasciano guidare dalla loro saggezza eterna.
Le stelle continuano a brillare, il loro messaggio di luce sopravvive al tempo, il loro ricordo luminoso è più antico della loro stessa vita.
Tanti sguardi di fanciulle antiche hanno scrutato la stessa via luminosa, e ne hanno ritrovato il riflesso nelle increspature del fiume d’argento, nelle mistiche acque stellate.
Il Sentiero delle Stelle racchiude tutti i segreti del passato… e i segreti del passato non sono mai stati perduti… forse non vivono più, ma la loro luce permane inalterata, il loro spirito perdura immutato…
Le stelle che vegliano nella notte silenziosa sono lo sguardo amoroso delle Antenate, che continuano a brillare nonostante la loro vita sia finita da un tempo infinito… e insegnano a diventare stelle nel mondo, ad essere depositarie e portatrici della Luce antica e immortale…
Cosa può esistere di più sacro del diventare una Stella, conduttrice luminosa, iniziatrice della fiamma eterna che continuerà a brillare per l’eternità nonostante la breve durata della vita terrena?
Trovare la Luce eterna nel Sentiero delle Stelle è il compito sacro delle fanciulle dall’anima antica… e loro compito sacro è portare la Luce eterna in ogni luogo nel quale saranno accolte, seminando e spargendo piccole stelle nell’impronta dei loro passi sapienti.

Diveniamo piccole stelle, Sorelle, e la luce che spargeremo non perirà mai, ma brillerà per coloro che verranno… così come coloro che non ci sono più continuano a brillare per noi e per le nostre figlie.
Non siamo sole e perdute… la Luce delle antiche Madri non ci ha abbandonate… essa brilla ancora nelle nostre notti segrete, e brillerà per sempre.

lunedì 25 giugno 2012

Ritorno a Casa...

…per quanti viaggi si possano compiere, per quanto si possa camminare per le vie del mondo, c’è sempre un momento in cui si torna a Casa… si attraversa il sentierino segreto, si scostano due rami di robinia, si appoggia la mano sul ruvido tronco del vecchio melo, e la sua dolce visione commuove il cuore…
Nulla è mutato dalla propria partenza, tutto è esattamente com’era stato lasciato, come deve essere e come sarà sempre… il fumo sale lento e voluttuoso dal camino, i meli sono fioriti e ai loro piedi un morbido tappeto di petali esala il suo profumo… nessun rovo è cresciuto a soffocar le rose, nessun granello di polvere si è posato sui davanzali, una torta di lamponi cuoce nel forno a legna e il suo profumo permea il Giardino…
Il leprotto dal codino bianco si nasconde dietro al sambuco, l’usignolo posato sul davanzale – in attesa di qualche briciola di torta di lamponi - vola poco lontano, fra i bassi rami della folta quercia, e i grilli intonano il loro canto, nascosti fra i fili d’erba rugiadosa.
La porticina della Casetta è socchiusa e una musica dolce, piena di armoniosi ricordi, proviene dal suo interno…
Nulla è cambiato, tutto è esattamente com’era stato lasciato, come deve essere e come sarà sempre…
E così ogni Vera Casa attende il ritorno di Coloro che da essa si erano allontanate, perchè per quanti viaggi si possano compiere, per quanto si possa camminare per le vie del mondo, ogni lungo tempo passato lontano da essa non è che un solo impercettibile istante…

mercoledì 17 agosto 2011

La Fanciulla e la Maestra

Quando una fanciulla guarda negli occhi la sua Maestra, vede luce quieta…
la ferma e luminosa presenza di una consapevolezza antica e perenne.
Quando una fanciulla guarda negli occhi la sua Maestra vede il fuoco che illumina le tenebre, custodito dalla sua Vestale, il cui scopo della vita è mantenere accesa quella sacra fiamma, in eterno.
Quando una fanciulla prende per mano la sua Maestra, sa che ovunque lei la possa condurre, ivi troverà la stessa luce quieta che brilla nei suoi occhi, e potrà farsene Custode a sua volta, quando sarà pronta.
Quando una fanciulla contempla il sorriso della sua Maestra, contempla l’argenteo riflesso della Luna e la luminosità dorata del Sole… e sorride a sua volta, perchè la bellezza di quella visione la investe e la incanta.
Quando una fanciulla ascolta la voce della sua Maestra, le piccole porte dell’ignoto si dischiudono come aperte da una minuscola chiave d’argento… e ogni Parola rende ad ogni cosa il suo senso.
Quando una fanciulla apprende gli insegnamenti della sua Maestra, sente che non vi è mai stato, né vi sarà mai nulla di più perfetto, perchè ciò che ascolta è la naturale verità, e nulla in essa può esservi di sbagliato.
Quando una fanciulla segue i passi della sua Maestra, si rende conto che quelli sono i suoi stessi passi, e ritrova se stessa.
E se anche le Maestre capaci di far trovare ad ognuna il sentiero adatto, e di condurre ognuna verso la saggezza della Luna e del Sole, non esistono più,
così come sono ormai molto rare le fanciulle adatte ad un vero Cammino interiore, che veramente sono disposte a ricevere l’insegnamento antico,
ciò che è certo è che in ogni tempo, quando una fanciulla guarda negli occhi la sua Maestra, e la Maestra guarda negli occhi la sua fanciulla, l’Amore che lega le loro anime antiche crea un nodo luminoso nel filamento del loro Destino… e questo nodo non si scioglierà mai, portando le due anime a ri-incontrarsi sempre, per insegnare e ricordare, l’una all’altra, la Via verso l’Armonia, la Gioia e la Libertà.


Queste non sono che parole gettate su un foglio di carta, nate dal pensiero e dall’immaginazione di come potrebbe essere il legame fra una fanciulla e la sua Maestra… nulla di più che questo.

sabato 6 agosto 2011

Il sorriso delle Antenate

La loro barca si allontana dalla riva di sabbia e scivola sulle acque increspate del mare, seguendo la via dorata disegnata dagli ultimi raggi di sole. Nel tramonto della loro vita remano, le Sorelle, e sorridono. I loro occhi sono sereni, e ogni ombra che un tempo li aveva velati d’inquietudine si è infine disciolta nella luce.
Remano, le Sorelle, e mentre remano cantano, e il ritmo del loro remare è il ritmo del loro canto. Un canto d’addio alle terre conosciute. Eppure non malinconico… la sua melodia è incantevole…
Remano, le Sorelle, e cantano, e sorridono. Gli occhi volti ad ovest, al sole lucente che cala oltre la linea delle acque lontane, e indica loro la strada.
Alcune sorelle immergono una mano nell’acqua che scorre loro accanto… oltre la via dorata disegnata dall’ultimo sole, il mare è d’argento. Il gorgogliare dell’acqua spinta dai remi e trattenuta dalle loro mani è talmente dolce che le Sorelle si lasciano incantare. Alcune chiudono gli occhi… e sorridono…
I loro abiti sono del colore della notte, dell’ignoto… del mistero inconoscibile. Un mistero che loro conoscono, per questo ne portano il colore.
Viaggiano, le Sorelle… e remano, e cantano.
Il loro è il Viaggio verso l’Isola Sacra, l’Isola dei Meleti, luogo in cui le anime riposano dopo le difficoltà della Vita.
La loro, si è conclusa… i loro occhi si sono chiusi, le loro voci hanno taciuto, la loro fiamma si è spenta.

Ma noi le ricordiamo. Noi che le vediamo allontanarsi dalla riva di sabbia delle nostre terre conosciute, con gli occhi umidi e il cuore pieno d’amore per loro.
Noi le vediamo andar via per sempre, e nonostante la nostalgia, sorridiamo…
Le cercheremo nelle vie segrete che loro hanno tracciato, e ritroveremo gli insegnamenti antichi che ci hanno affidato.
E quando scompariranno oltre la linea delle acque lontane, canteremo un canto d’addio per loro. Eppure non malinconico… la sua melodia è incantevole…
Le ricordiamo e sempre le ricorderemo, noi, che siamo la loro Discendenza.
Loro, le Antenate, lo sanno… e nell’ultimo istante, prima di fondersi alla luce più grande, volgono gli occhi a noi che le guardiamo… e sorridono…

lunedì 11 aprile 2011

La Casa verde

La mia Casa… la sento che chiama eppure è già dentro di me… ma ho bisogno di un luogo che la ritragga per vederla e sentirla… per sapere di essere a Casa…
Io sono fatta di verde… cammino in prati verdi, fra foglie verdi, sotto il sole che dona a quel verde una luce infinita, e so di essere fatta di verde…
Se riuscissi a lasciare il mio corpo per un attimo soltanto ecco che sarei solo verde… e azzurro…
Girerei su me stessa in preda all’euforia e mi lascerei cadere indietro, certa che quelle mani invisibili e sottili fatte d’aria e di spirito adagerebbero delicatamente a terra il mio corpo privo di coscienza… e io sarei nel verde… e nell’azzurro…
Cammino su quei prati verdi e mi sento in preda alla follia, potrei morire lì solo per la Felicità… perchè sono a Casa…
E’ un richiamo che non ha parole, che si scatena in un’onda interiore che travolge ogni cosa e porta via tutto, lasciando solo la Gioia più grande… e il verde…
La mia Casa è fra le foglie di alberi bassi, folti e verdi, freschi e ombrosi… i raggi di sole giocano fra i rami… creano luci e ombre, e colori caldi, e sembra di essere in una fiaba…
La mia Casa è anche fra le radici di quegli alberi… alla base del tronco, dove le radici terrose si intrecciano e formano piccole nicchie nel legno…
Da piccola mi avevano raccontato che se bussavi a quelle porticine di legno fra le radici, gli gnomi avrebbero aperto e avrebbero mostrato la loro casetta…
Ho bussato tante di quelle volte… e poi attendevo fiduciosa, pregando gli gnomi di aprirmi… ma non l’hanno mai fatto… forse perchè non avevo ancora la giusta Chiave… perchè per ogni Porta deve esserci la giusta Chiave… e tante Chiavi non si vedono, ma si possono trovare solo dentro se stesse…
Fra quelle radici c’è la mia Casa… una campanula e un bucaneve sono i lampioncini ai lati della porta, che mandano luci fievoli e incantate… una verde e una azzurra… luci profumate di miele…
Sono così piccola che posso entrare ovunque, quando trovo la Chiave… e la mia Casa è ovunque io possa trovare la Chiave…
Sono fatta di verde… perchè altrimenti sentirei così forte l’onda che travolge di Gioia quando vedo quei boschetti, quei giardini fatati, quegli alberi luminosi?
Non ci sono parole in quei momenti, quando la commozione e il Sentire profondo spengono ogni pensiero…
L’unica certezza è che sono fatta di verde, il verde illuminato dal sole…
L’unica certezza è che quella è la mia Casa…

lunedì 14 marzo 2011

Le due Avalon

Avalon è l’Armonia Antica che viene ritrovata,
è il Sonno dell’Anima che abbandona gli occhi,
è il Ridestarsi di fronte all’Incanto…
Il Viaggio è ciò che ci conduce ad Avalon,
e Avalon è il Sacro Frutteto che vive dentro di noi,
e che attende soltanto di essere scoperto
.”

Poche parole, perché Avalon è tutto questo ma anche molto di più… è una parola e mille parole.
E’ un’intuizione luminosa e silenziosa.
Eppure, nel corso degli anni sono arrivata a credere che esistano due Avalon, talvolta ben distinte, talvolta unite.
La prima Avalon è quella che si trova nella Natura libera e rigogliosa, è quella “manifesta” in cui si può dire vivessero “le sacerdotesse dagli abiti azzurri e dalla luna tatuata sulla fronte”. La prima Avalon infatti è un luogo naturale e bellissimo, ma è anche un luogo di apprendimento e iniziazione…
è un Isola vergine, un Bosco antico, una Radura fiorita, un angolo di Giardino segreto…
per molti è Glastonbury, ma questa Avalon in realtà esiste in ogni luogo che rispecchi la purezza della Natura, che canti con la sua Voce, che mantenga traccia dell’antica magia, e trasmetta le sensazioni di Armonia, Amore e Gioia che le sono proprie… e che sono una Porta magica che si apre sulla seconda Avalon
La seconda Avalon, infatti, non è che uno stato d’essere, è il raggiungimento della stessa Armonia, dello stesso Amore e della stessa Gioia che ci sono in Natura dentro se stesse, è Diventare l’essenza della Natura, è abbracciare la visione luminosa dell’esistenza, è quella libertà e pace dinnanzi alle quali non esiste più nulla intorno, tutto svanisce, scompare, le illusioni cessano di esistere, e siamo Dentro e Fuori noi stesse. Siamo nel Tutto e siamo il Tutto.
Trovando la seconda Avalon è come se si riunisserò in sé le due Avalon insieme, poiché la Bellezza armoniosa e naturale che si ha ritrovato in sé non è che il riflesso di quella della Natura che ci circonda.
Avalon la si può trovare nel Bosco Incantato, ma quando la si trova in sé si diventa il Bosco Incantato.
Essa, così, si riunisce: dentro e fuori.
Noi diventiamo Avalon e possiamo portarla nel mondo.

***

La prima Avalon è un Inizio e una Chiave.
La seconda Avalon è ciò che si nasconde dietro la Porta che viene aperta da quella Chiave
.


(Testo scritto per la mailing list I Meli di Avalon

lunedì 7 marzo 2011

Il roseo bocciolo di melo

Un piccolo, delicato e roseo bocciolo di melo sfida le ultime gelate del lungo inverno, e con coraggio sboccia sul suo rametto ancora intirizzito dal freddo, semi addormentato e coperto dagli ultimi sottili strati di neve…
Sboccia timidamente, si risveglia e mostra i suoi petali bianchi e rosa alle prime luci nebbiose dell’aurora…
Lo osservo, piena d’amore… e un pesante velo di nebbia si scosta e svanisce per un istante, breve ma pieno di tutto ciò che la parola non può dire…
Apro gli occhi e sono il dolce melo, pieno di germogli che sbocciano sfidando il gelo… non esiste più nulla intorno a me, solo prati e boschi incantati… dove sono spirati i pensieri e la ragione? Nebbia… Illusione… Non esistono né sono mai esistiti…
Tutto ciò che conta sono i germogli che sbocciano sui miei rami gentili, il respiro della terra che mi colma di gioia, il vento che spira gelido e mi risveglia dal lungo sonno, e le verdi foglioline, che presto spunteranno e a primavera cresceranno…
Cosa importa ciò che accade intorno, ciò che è accaduto e che accadrà? Non esiste nulla… Sono solo un piccolo melo che fa parte del tutto naturale e segue il ciclo terrestre… le mie radici si nutrono di terra e acqua, i miei rami sono accarezzati dall’aria, e ciò che sono è ciò che sono nell’istante eterno in cui sono…
Un uccellino si posa su un ramo, attirato dalla bellezza dei germogli, e canta di gioia… può un melo sorridere? sto sorridendo, dunque un melo può farlo… ma solo l’uccellino se ne accorge… ricambia e spicca il volo…
Chiudo gli occhi… l’istante è svanito… sto osservando un piccolo, delicato e roseo bocciolo di melo, che sfida le ultime gelate del lungo inverno e ha il coraggio di sbocciare sul suo rametto ancora intirizzito dal freddo…
Un po’ di neve è caduta, laddove un uccellino aveva spiccato il suo volo… e ora il melo sorride…

lunedì 28 febbraio 2011

Chiamare la Barca

“Il sentiero per la cima del Tor
E’ anche il cammino a spirale verso la donna interiore
Un viaggio di crescita, potenziamento,
E comprensione di se stessi.
Viaggio verso la Sorgente… il Centro… la Dea…
Lei, il cui Nome può essere trovato solo nel silenzio dell’anima.
Scava nella tua oscurità… entra nel tuo dolore…
Conquista le tue paure…
Chiama la Barca per farti condurre
Alla Sacra Isola di Guarigione che risiede dentro di te
E ne emergerai rinnovata.
I Misteri di Avalon sono viviLe sue Mele sono rosse e dolci…Vuoi dare loro un morso?
Diventa la Donna che sei nata per essere…
Ricorda…”
(Jhenah Telyndru, Avalon Within, traduzione di Viola Di Nebbia)
***
Un tintinnio vibra fra le brume del crepuscolo
e raggiunge sponde lontanissime,
chiamando la Barca del Viaggio profondo.
La Barca giunge silenziosa, sfiorando le acque,
s’avvicina alla riva di ghiaia, ci invita a salire
e noi ci sediamo al suo interno…
E’ vuota.
Nessuno può remare al posto nostro.
Il nostro Viaggio dipende da noi soltanto, e non basta sedersi nella barca per iniziare a viaggiare,
poiché non si può lasciarsi condurre senza guidare il nostro cammino.
Se non si agisce nulla può accadere, e si rimane immobili.
Nella barca vi sono due remi, e noi sappiamo che spetta a noi prenderli e incominciare il Cammino per le Acque, il magico Immram.
La Barca si stacca dalla riva, lentamente scivola via, e il Viaggio ha inizio.
Un Viaggio che occuperà tutta l’esistenza, e che è già stato iniziato molto tempo fa,
prima ancora di questa nascita,
solo che noi non Ricordiamo.
Ma esso viene ogni volta ripreso,
e se non ricordiamo i Viaggi passati
dentro di noi restano le consapevolezze apprese,
anche se spesso non ne abbiamo coscienza e ci rendiamo conto che esse sono radicate in noi solo quando emergono da sè,
nei momenti in cui ve n’è bisogno.
Così se non abbiamo mai remato in questa vita, e pensiamo di non sapere come si faccia,
basterà prendere in mano i remi e provarci,
per scoprire che siamo già capaci di farlo da immemore tempo.
E lungo la Via nostro è il compito di Ricordare, Ricordare, Ricordare…
Ad ogni colpo di remi dobbiamo Ricordare,
e ad ogni colpo di remi dobbiamo proseguire ciò che è già stato iniziato,
Trovando e Ritrovando noi stesse in ogni istante,
Ricordando, che lo scopo di questa vita, come delle altre, è raggiungere la Meta sottile e impalpabile, divina e luminosa.
E il Viaggio si svolge dentro noi stesse, non altrove.
Verso la Sorgente… il Centro… la Dea…
Ognuna avrà il suo modo di remare, i suoi tempi per farlo,
e la sua Via Segreta disegnata sulle acque,
una Via che rimarrà impressa nel Ricordo dell’Acqua,
lasciata come scia luminosa dietro alla Barca…
Moltissimi saranno gli ostacoli,
e spesso si resterà impigliate in alghe e rami secchi, in radici e rocce, che impediranno di proseguire…
Allora si potrà Scegliere se lottare per liberarsi il prima possibile,
oppure attendere che la corrente cambi, e piano piano ci liberi dall’intralcio…
Si potrà Scegliere se Fare o Non Fare,
se combattere o aspettare il giusto Tempo.
Ed ogni ostacolo ha il suo modo per essere superato…
talvolta occorrerà Fare, talvolta occorrerà solo Aspettare.
Moltissime saranno le illusioni che ci faranno credere di aver raggiunto la Meta…
La Barca toccherà le sponde di molte Isole,
e crederemo di essere finalmente arrivate,
invano.
Eppure ogni Isola avrà qualcosa da mostrarci,
avrà insegnamenti da darci,
e se non ci mostrerà ciò che Cerchiamo veramente
ci mostrerà ciò che Non Cerchiamo e non desideriamo…
E ce ne allontaneremo arricchite.
Vi saranno alfine moltissime Tracce luminose,
che sotto la superficie scura delle acque manderanno bagliori d’argento,
e se queste verranno Raccolte e Conservate
indicheranno la Via giusta per proseguire,
doneranno Ricordi e nuova Conoscenza,
e dissolveranno la Paura.
Il Viaggio durerà molto a lungo,
tanto a lungo che di nuovo dimenticheremo e di nuovo dovremo Ricordare.
Ma continueremo a remare,
e ad apprendere ciò che ancora non abbiamo conosciuto.
E verrà il giorno in cui tutti i velami di Nebbia saranno stati sollevati,
il giorno in cui lo Spirito della Nebbia avrà finito di metterci alla prova…
E allora, in una Visione di Luce, tutto sarà Svelato e Rivelato.
E Ricordato in silenzio.